Il chilometraggio, le condizioni della carrozzeria o anche le sensazioni ricavate durante una prova su strada sono i principali elementi che entrano in gioco al momento di acquistare un’auto usata.
Tuttavia un controllo molto utile consiste anche nel ricostruire lo storico della manutenzione, esaminando e confrontando le informazioni disponibili per verificare gli interventi effettuati nel corso degli anni.
Libretto dei tagliandi, fatture delle officine, registri digitali e dati relativi alle revisioni possono aiutare a capire come è stata trattata l’auto, se il chilometraggio dichiarato appare plausibile o se le principali operazioni previste dal costruttore sono state eseguite.
Naturalmente, uno storico incompleto non significa automaticamente che l’auto sia stata trascurata, così come un libretto pieno di timbri non costituisce di per sé una garanzia assoluta. L’obiettivo è soprattutto verificare che le informazioni disponibili siano coerenti tra loro.
Come ricostruire lo storico della manutenzione
Il principale riferimento è il libretto dei tagliandi, sul quale vengono annotate data dell’intervento, con relativo chilometraggio, e officina che lo ha effettuato.
Recentemente, però, diverse case automobilistiche hanno introdotto registri digitali associati al veicolo, consultabili attraverso la propria rete o altri servizi previsti dal costruttore. A libretti e registri questi possono aggiungersi:
• fatture e ricevute delle officine
• ordini di lavoro e documenti relativi alle riparazioni
• ricevute per sostituzione di pneumatici, batteria o freni
• documentazione relativa a interventi in garanzia o richiami.
Più che cercare un singolo documento “definitivo”, quindi, conviene mettere insieme tutte le informazioni disponibili e ricostruire una cronologia della vita dell’auto.
Prima regola: confrontare date e chilometri
Uno dei controlli più semplici consiste nel mettere in ordine cronologico gli interventi e osservare il chilometraggio riportato.
Una progressione regolare del chilometraggio è generalmente un buon segnale. Ma vale la pena osservare anche eventuali cambiamenti anomali nel ritmo di percorrenza: se un’auto che per anni ha percorso 15.000-20.000 chilometri l’anno improvvisamente ne registra molti meno, può essere utile capirne il motivo.
Un controllo utile può essere effettuato anche attraverso il Portale dell’Automobilista, che consente di verificare le revisioni effettuate a partire dal 1° giugno 2018 e i chilometraggi registrati in quelle occasioni: confrontandoli con quelli riportati nei tagliandi è possibile individuare eventuali discrepanze.

Non basta sapere se i tagliandi sono stati fatti
Anche in presenza di interventi documentati occorre verificare quando sono stati eseguiti. Gli intervalli di manutenzione, infatti, non sono uguali per tutte le vetture: cambiano in base a modello, motorizzazione e indicazioni del costruttore.
Piccoli scostamenti sono normali. Diverso è trovare intervalli molto più lunghi di quelli previsti o diversi anni senza alcuna documentazione.
Le fatture possono dire più dei timbri
Un timbro sul libretto dei tagliandi certifica essenzialmente che l’auto è passata da un’officina in una certa data e a un determinato chilometraggio.
Fatture complete e dettagliate possono raccontare molto di più.
Possono indicare, ad esempio, quale olio è stato utilizzato, quali filtri sono stati sostituiti, gli interventi su freni, batteria o sistema di raffreddamento oppure operazioni più importanti come la sostituzione della distribuzione o lavori sulla trasmissione.
Quando è il caso di insospettirsi
Più che un singolo elemento, sono soprattutto le incongruenze a dover attirare l’attenzione, ad esempio:
• chilometraggi che diminuiscono nel tempo
• lunghi periodi senza alcuna documentazione
• interventi importanti dichiarati dal venditore ma privi di riscontri
• fatture con targa, modello o chilometraggio non coerenti con il veicolo
• riparazioni ricorrenti sullo stesso componente, che potrebbero indicare un problema non completamente risolto.
Anche timbri molto simili tra loro o annotazioni che sembrano essere state compilate tutte nello stesso momento possono far propendere per una verifica.
Nessuno di questi elementi dimostra inequivocabilmente che ci sia stata una manipolazione o una truffa, ma devono comunque indurre a cercare ulteriori riscontri.
Lo storico è importante, ma non basta
Anche uno storico della manutenzione completo racconta soltanto ciò che è stato registrato e non può sostituire una verifica delle condizioni reali dell’auto. Per questo è sempre meglio incrociare documenti, chilometraggi delle revisioni, stato del veicolo e informazioni fornite dal venditore, eventualmente affidandosi a un professionista per un controllo più approfondito.
La stessa attenzione dovrebbe accompagnare anche le altre fasi della compravendita. Secarepay nasce proprio con l’obiettivo di rendere più sicuro l’acquisto e la vendita di veicoli usati, aiutando le parti a gestire con maggiore trasparenza alcuni dei passaggi più delicati della transazione. Anche il pagamento, ad esempio, può essere gestito in modo sicuro con Secarepay Wallet, con i fondi custoditi fino al completamento del passaggio di proprietà: un ulteriore elemento di tutela dopo aver verificato con attenzione l’auto che si sta acquistando.
